Rivendica e usucapione di bene immobile

Rivendica e usucapione di bene immobile

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI TRENTO

Sezione distaccata di Borgo Valsugana

In composizione monocratica in persona della dott.ssa Francesca Petrucciani ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Nella causa iscritta al n. 22/2006 RG e vertente tra

COMUNE DI FIERA DI PRIMIERO, in persona del sindaco pro tempore, elettivamente domiciliato in Trento, via Paradisi, 15/5, presso lo studio degli avv.ti Marco Dalla Fior e Andrea Lorenzi, che lo rappresentano e difendono con l’avv. Paolo Stella Richter per procura a margine dell’atto di citazione

Attore

E

COMUNE DI SIROR, in persona del sindaco pro tempore, elettivamente domiciliato in Transacqua, viale Piave, 49/A, presso lo studio legale dell’avv. Luca Gadenz, che lo rappresenta e difende con l’avv. Ivone Cacciavillani per procura a margine della comparsa di costituzione e risposta.

Convenuto

Oggetto: rivendica e usucapione di bene immobile.

Conclusioni: all’udienza del 14.2.2008 i procuratori delle parti concludevano come da verbale:

per l’attore: “accertare e dichiarare che il Comune di Fiera di Primiero è titolare per i titoli di cui all’atto introduttivo in riassunzione della proprietà della p.f. 2031 e della parte boscata della p.f. 2028 in PT 60 C.C. Siror; in subordine accertare e dichiarare l’intervenuta usucapione in favore dell’attore della proprietà della p.f. 2031 e della parte boscata della p.f. 2028 in PT 60 C.C. Siror, in ulteriore alternativo subordine accettare e dichiarare che l’attore è titolare per i titoli di cui all’atto introduttivo di riassunzione della proprietà del soprassuolo boscato delle pp.ff. 2028-2031; ancora in ulteriore alternativo subordina accertare e dichiarare l’intervenuta usucapione in favore dell’attore del soprassuolo boscato delle pp.ff. 2028-2031”;

per il convenuto come in comparsa di costituzione e risposta – le cui conclusioni sono riportate nello svolgimento del processo – con domanda riconvenzionale, insistendo in tutte le eccezioni in rito e in merito proposte, non accettando il contraddittorio su domande nuove.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso ex art. 29 L. 1766/27notificato il 12.603 il Comune di Fiera di Primiero chiedeva al Commissario Liquidatore per gli Usi Civici che fosse accertato, occorrendo con effetto costruttivo, che al ricorrente spettava il diritto di legnatico sulle pp.ff. 2028 e 2031 C.C. Siror e che fosse ordinato al Comune di Siror di cessare qualsiasi turbativa di tale diritto.

Si costituiva il Comune di Siror eccependo in via pregiudiziale il difetto di giurisdizione del Commissario Liquidatore, sostenendo che il petitum sostanziale fatto valere riguardava la proprietà parziaria del fondo secondo il diritto austriaco all’epoca vigente limitatamente al bosco insistente sulle due particelle; nel merito deduceva l’inesistenza dell’uso civico nella Provincia di Trento.

Il Comune convenuto proponeva quindi ricorso per regolamento di giurisdizione alla Corte di cassazione; il Comune ricorrente resisteva con controricorso.

Con sentenza del 6.7.2006 la Corte di Cassazione affermava la giurisdizione del giudice ordinario in quanto i titoli invocati dal ricorrente erano in equivoci nell’attribuire allo stesso la proprietà del soprassuolo e non era stato neppure dedotto l’esercizio da parte degli abitanti del comune del diritto di legnatico.

Con atto di citazione ritualmente notificato il Comune di Fiera di Primiero riassumeva il giudizio citando il Comune di Siror affinché fosse accertato e dichiarato che il Comune attore era titolare della proprietà delle pp.ff. 2028 e 2031 C.C. Siror e, in subordine, l’intervenuta usucapione in favore dell’attore delle due particelle.

Il Comune attore esponeva:

-      che la pronuncia della Cassazione, avendo ritenuto che il petitum non riguardava il legnatico, di competenza del Commissario agli Usi Civici, non consentiva di proseguire l’azione di accertamento del diritto di legnatico originariamente proposta;

-      che l’attore aveva quindi interesse a coltivare in questa sede la diversa azione di accertamento della proprietà delle due fondiarie, in quanto era pacifico che il Comune di Fiera era proprietario del soprasuolo delle stesse, ed intendeva però dimostrare di essere anche titolare della proprietà piena, poiché l’intavolazione al Comune di Siror era stata frutto di un errore;

-      che le due particelle erano i campivoli delle Malghe Crel e Tognazza e che all’esito di un giudizio iniziato intorno al 1872 e articolato in tre gradi era stato accertato che la proprietà dei due fondi spettava all’attore;

-      che infatti la sentenza di primo grado del 1886 aveva stabilito che al Comune di Fiera di Primiero spettava la proprietà dei boschi Tognazza, Crel e Fratazza mentre al Comune di Siror spettava il diritto di pascolo sugli stessi e il diritto di ritenere le piante esistenti sulla Malga Fratazza;

-      che in particolare la motivazione della pronuncia aveva evidenziato che la convenzione del 12.9.1849 con cui lo Stato aveva al Comune di Siror la proprietà di alcuni terreni boschivi precisava che veniva accordato l’uso del legname di Tognazza, Crel e Fratazza; che invece con la convenzione del 22.9.1949 era stata ceduta al Comune di Fiera la proprietà dei boschi Tognazza, Crel e Fratazza riservando a Siror il diritto di pascolo e quindi le sezioni pascovile appartenevano a Siror; che la decisione della Commissione provinciale per il regolamento degli oneri fondiari del 1869 aveva imposto al Comune di Fiera di rispettare i campivoli delle malghe Tognazza, Crel e Fratazza, cosa che non avrebbe avuto senso se il Comune di Siror fosse stato proprietario di tali fondi; che la convenzione citata affermava che il Comune di Siror aveva il solo uso del pascolo sulle malghe e che il Comune di Siror non era citato nemmeno tra i proprietari confinanti dei terreni in questione;

-      che la sentenza di appello aveva invece riformato la decisione di primo grado ritenendo che le piante sono pertinenza del suolo e appartengono al proprietario stesso, e che quindi le piante esistenti sui campivoli appartenevano al comune di Siror;

-      che la sentenza del 1887 della Corte di Giustizia di Vienna aveva riformato quella di appello stabilendo che la proprietà dei boschi Tognazza, Crel e Fratazza era del Comune di Fiera mentre i diritti d’uso su pascoli e piante spettavano al Comune di Siror, ma a tale definitiva pronunciata non era seguita l’intavolazione al comune attore;

-      che nel 1926 i due comuni avevano stipulato una transazione nella quale si riconosceva la proprietà del comune di Fiera su terreni in questione e il Comune di Siror rinunciava ai diritti di uso civico, ma tale transazione non si era mai perfezionata;

-      che con il successivo impianto del Libro Fondiario l’intavolazione non aveva seguito il criterio posto dalla sentenza della Corte di Vienna ma quello dell’usucapione;

-      che comunque sussistevano i presupposti per l’usucapione in favore del comune attore di tali fondi.

Si costituiva il Comune di Siror, contestando quanto ex adverso dedotto e chiedendo che la domanda attorea fosse dichiarata nulla per indeterminatezza e comunque respinta; in via riconvenzionale che, nel caso in cui fosse riconosciuta l’usucapione in favore dell’attore, fosse accertato e dichiarato che il Comune di Siror era divenuto proprietario per usucapione del complesso malghivo Malga Crel, rappresentato dall’ufficio principale, dalla stalla limitrofa, dalle perinenzialità ed anditi, della strada di accesso agli immobili, tutti con il relativo sedime, confermando così per il medesimo titolo anche la proprietà del campivolo in campo allo stesso; che il Comune di Fiera di Primiero fosse condannato al risarcimento in favore del Comune di Siror per il favore delle piante nel tempo illecitamente sottratte dai fondi oggetto di causa, e in subordine per indebito arricchimento, con interessi e rivalutazioni fino al saldo;

che fosse disposta la confinazione dei fondi con apposizione dei termini della p.f.2028 rispetto alla p.f 2029 di Siror e della p.f. 2031 rispetto alla p.f 2031 di Siror.

Il convenuto esponeva:

-      che dopo l’atto di impianto del Libro Fondiario qualunque titolo, pretesa o possesso progresso che chiunque avrebbe potuto far valere aveva perso ogni possibilità di essere opposto a terzi nell’ordinamento attuale e quindi  non era più possibile far valere titoli antecedenti;

-      chi infatti al termine delle operazioni ricognitive delle situazioni proprietarie della zona era stato formato il verbale di impianto del Libro Fondiario con la formazione della relativa partita tavolare e l’assegnazione dei fondi in questione al Comune di Siror, con l’ausilio dei “fiduciari”, dei “titoli”, delle “testimonianze” e dei “sopraluoghi” imposti dalla legge tavolare, avendo il Comune di Siror dimostrato l’usucapione in suo favore;

-      che tale titolo proprietario era già ottenuto in precedenza dal Comune di Siror per effetto di decreto di assegnazione del 1941 del Regio Commissario per la liquidazione degli usi civici che attribuiva la natura di uso civico a tali fondi e la proprietà al Comune di Siror, il tutto senza opposizione da parte del Comune di Fiera di Primiero;

-      che tale decreto dal 1941 era stato poi confermato nel 1983 anche in questo caso senza opposizione del Comune attore;

-      che gli artt. 1 e 5 della legge del 25 luglio 1971 sull’istituzione dei nuovi Libri Fondiari prevedevano un’articolata procedura a seguito della quale si verificava la perdita delle pretese che non erano state fatte valere nei confronti dei terzi che avevano acquistato in buona fede sulla base del Libro Fondiario;

-      che la pretesa attorea era fondata su titoli, quali la sentenza della Corte di Vienna, che accertavano in campo all’attore esclusivamente la proprietà delle piante e non del suolo, e quindi la relativa pretesa era inammissibile ex art. 956 c.c. ed anche per contrasto con la legge tavolare che non ammette tale istituto;

-      che la domanda di usucapione proposta in via subordinaria era inammissibile in quanto le fondiarie in questione erano state assegnate in proprietà al Comune di Siror con aggravio di terre di uso civico e non erano quindi usucapibili;

-      che comunque difettavano i requisiti dell’usucapione in quanto nell’epoca fascista, e fino al 1946, i due comuni in causa facevano parte dell’unico Comune di Primiero;

-      che le fondiarie oggetto di usucapione erano collocate all’interno di un anello di terreno di proprietà del Comune di Fiera di Primiero, ma sulla p.f. 2028 era collocata la Malga Crel, pacificamente di proprietà del Comune di Siror e dallo stesso sempre affittata a terzi, con il circostante campivolo, mentre il bosco occupava solo alcune zone alle estremità, tanto che i tagli della legna effettuati dall’attore avevano colpito essenzialmente zone esterne rispetto a tale fondo, interessandolo per delle aree modestissime;

-      che invece la p.f. 2031 era rappresentata quasi interamente dal bosco e come l’altra solcata da una strada di uso pubblico, ma anche in questo caso le sezioni forestali interessate dal taglio da parte del Comune di Fiera di Primiero coprivano solo una piccola parte della particella in questione;

-      che per entrambi i fondi era incerto il confine con la proprietà dell’attore limitrofa e comunque il Comune di Siror aveva sempre contestato il taglio delle piante da parte del Comune di Fiera che, peraltro, era l’unico atto compiuto dallo stesso per vantare il possesso del fondo;

-      che invece il Comune di Siror aveva sempre provveduto alla maturazione della strada di accesso alla Malga Crel, strada insistente sulla p.f. 2028, mentre l’affittuario della malga aveva anch’egli abbattuto negli anni le piante sull’area boscata circostante, e fatto pascolare gli animali anche sulla p.f. 2031;

-      che il Comune di Siror aveva quindi diritto al ristoro patrimoniale del danno costituito dal taglio delle piante da parte del Comune di Fiera, in alternativa in via di ingiustificato arricchimento, e comunque chiedeva in subordine l’accertamento della usucapione in suo favore della Malga Crel e delle sue pertinenze.

Con la memoria ex art. 183 VI comma c.p.c. l’attore precisava le conclusioni chiedendo che fosse accertato e dichiarato che il Comune di Fiera di Primiero è titolare per i titoli di cui all’atto introduttivo in riassunzione della proprietà della p.f. 2031 e della parte boscata della p.f. 2028 in PT 60C.C. Siror; in subordine che fosse accertata e dichiarata l’intervenuta usucapione in favore dell’attore della proprietà della p.f. 2031 e della parte boscosa della p.f. 2028 in PT 60 C.C. Siror; in ulteriore alternativo subordine che fosse accertata e dichiarata l’intervenuta usucapione in favore dell’attore della proprietà della p.f 2031 e della parte boscata della p.f. 2028 in PT 60C.C. Siror; in ulteriore alternativo subordine che fosse accertato e dichiarato che l’attore è titolare per i titoli di cui all’atto introduttivo di riassunzione della proprietà del soprassuolo boscato della pp.ff 2028-2031; ancora in ulteriore alternativo subordine accertare e dichiarare l’intervenuta usucapione in favore dell’attore del soprassuolo boscato delle pp.ff. 2028-2031.

Il convenuto eccepiva la novità delle domande così introdotte.

La causa veniva istruita mediante l’acquisizione della documentazione offerta.

Precisate quindi le conclusioni all’udienza del 14.2.2008 la causa era trattenuta in decisione con concessione dei termini di legge per comparse conclusionali.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.Domanda di accertamento della proprietà dell’attore sulla base dei titoli prodotti con l’atto di citazione.

Tale domanda deve essere respinta in quanto infondata.

E’ pacifico che le due particelle fondiarie oggetto della domanda siano state intavolate, con l’impianto del Libro Fondiario, in favore del Comune di Siror; l’attore ha infatti chiesto l’accertamento della titolarità delle stesse sulla base di titoli antecedenti, ovvero i pronunciamenti della corte territoriale e della Corte di Vienna sulla controversia insorta tra i due Comuni.

Di contro il Comune di Siror convenuto ha eccepito la incontestabilità delle risultanze del Libro Fondiario rispetto a pretese antecedenti non fatte valere con l’apposito procedimento e quindi mediante opposizione sollevata al momento dell’intavolazione.

La questione degli effetti dell’impianto del Libro Fondiario è stata esaminata dalla giurisprudenza di legittimità, che ha evidenziato come “Nei territori delle province di Trento, Bolzano , Gorizia e Trieste, in cui vige, ai sensi del R.D. 28 marzo 1929 n. 499, il sistema tavolare basato sul principio della pubblicità costitutiva, si è attuato, con l’impianto dei libri fondiari, un nuovo “stato civile” dei beni immobili subentrato a quello emergente dai libri pubblici già esistenti ed al preesistente sistema di “archiviazione” regolati dalla legislazione austriaca, attraverso una complessa procedura di approntamento e pubblicazione del progetto del libro fondiario per ciascun mandamento o comune censuario, di diffida a produrre le insinuazioni, entro il prefissato termine, di diritti tavolari che si assumono acquistati “prima dell’aprimento del nuovo libro fondiario e non risultanti dalle iscrizioni in esso contenute”, di indagine (“per trattazione”) di ufficio, da parte della Commissione per l’impianto dei libri fondiari, svolta in contraddittorio con ogni altro interessato, sulla fondatezza delle insinuazioni, di modificazione a seguito di accordo degli interessati o, in mancanza, di decisione passata in giudicato. Ne consegue che i diritti che non sono stati iscritti nei nuovi libri fondiari non possono essere opposti ai terzi aventi causa “sulla fede” di questi libri, a meno che non si tratti di diritti di servitù rustiche di via e di acquedotto acquistati per usucapione in territori della contea principesca del Tirolo che, in base alla legge 17 marzo 1897 n. 77 del Bollettino Leggi Imperiali (valevole, appunto, per la contea principesca del Tirolo), non debbono essere iscritti nel libro fondiario ed, in base all’art. 23 della legge n. 9 Bollettino Leggi Provinciali del 1897, “non si comprendono di ufficio nei rilievi, ma solo dietro unanime proposta delle parti” (Cass. 1463/95).

Di conseguenza in linea di massima non sono ammissibili pretese di diritto preesistenti non iscritti al Libro Fondiario nei confronti dei terzi acquirenti sulla fede dell’iscrizione tavolare.

La corte ha però anche precisato che “Nel sistema tavolare, l’effetto della costituzione, del trasferimento o dell’estinzione dei diritti reali immobiliari, a seguito dell’iscrizione nel libro fondiario, è assistito da una presunzione di legittimità a favore dell’intestatario, la quale, a prescindere da eventuali reclami contro il decreto di intavolazione, può essere vinta mediante prova contraria, da parte di chi assuma la lesione del proprio diritto, con azione di rivendicazione davanti al giudice ordinario” (Cass. 388/2001, 6332/80).

Nel caso di specie, poiché la pretesa attorea non viene fatta nei confronti di un terzo acquirente in buona fede, ma noi confronti della stessa controparte con la qual erano già sorte in passato controversie in ordine di diritti spettanti sui beni oggetto della domanda, deve ritenersi che il Comune attore possa far valere la pretesa sussistenza di un diritto di proprietà contrastante con quanto risultante dal Libro Fondiario; poiché, tuttavia, l’iscrizione tavolare in favore del convenuto è assistita, come visto, dalla presunzione di legittimità, all’attore incombe la rigorosa prova del proprio titolo di proprietà.

L’attore ha sostenuto che le convenzioni del 12.9.1849 e 22.9.1849, con le quali la proprietà delle particelle in questione sarebbe stata caduta al Comune di Siror, sono superate dalla sentenza della Suprema Corte di Vienna del 1887 che ha confermatola sentenza di primo grado, riconoscendo la proprietà delle particelle al comune di Fiera di Primiero.

Esaminate le sentenze menzionate deve rivelarsi che, coma già affermato dalla Corte di Cassazione nella pronuncia in punto di giurisdizione, tali titoli riguardano l’attribuzione al Comune di Fiera di Primiero della proprietà delle piante esistenti in determinati tratti di terreno ma non interessano, invece, in alcun modo la proprietà del suolo.

In particolare la sentenza di primo grado, poi confermata da quella della Suprema Corte di Vienna in riforma della contraria sentenza di secondo grado, ha pronunciato sulla domanda proposta dal Comune di Siror di accertamento in suo favore della proprietà delle piante esistenti e crescenti negli spazi dei campivoli dell’alpe Tognazza, Crel e Fratazza, con accertamento della non titolarità del Comuni di Fiera di tali piante.

La sentenza ha stabilito che appartenevano al Comune di Fiera di Primero le piante dei campivoli dell’alpe Tognazza, Crel, mentre appartenevano al Comune di Siror le piante esistenti e crescenti nel campivolo dell’alpe Fratazza (sentenza doc. 14 fascicolo attoreo).

All’esito del secondo grado la Corte suprema di Giustizia del Tirolo e Voralberg riformava tale pronuncia ritenendo che erano di proprietà del Comune di Siror tutte le piante esistenti e crescenti nei campivoli delle alpi Tognazza, Crel e Fratazza, in quanto, essendo riconosciuta dal Comune di Fiera di Primiero la proprietà del Comune di Siror sui campivoli Tognazza, Crel e Fratazza, e non avendo il Comune di Fiera di Primiero manifestato alcuna riservatezza a tal proposito nelle convenzioni intervenute tra i due Comuni, la proprietà dei campivoli doveva essere ritenuta estesa anche alle parti boscose (sentenza doc. 15 fascicolo attoreo).

La Suprema Corte di Giustizia di Vienna riformava la sentenza di secondo grado confermando quello di primo (doc. 16 fascicolo attoreo); rilevante in questa sede è in particolar modo la motivazione di tale pronuncia, nella quale si afferma che nelle convenzioni intercorse tra i due Comuni non si intendeva decidere della proprietà del suolo ma esclusivamente regolare i diritti di pascolo e di far legna; la sentenza precisa che nei rapporti tra alpe e sezioni boschive l’ente dominante è l’alpe e la malga, consiste non nei soli campivoli ma nel diritto di pascolo in tutta l’estensione entro cui giacciono i campivoli, e che l’alpe, la malga ed il complesso dei diritti che si intendono sotto questa parola competono all’attore Comune di Siror; la sentenza conclude che al Comune di Siror non spettano le piante esistenti nei campivoli in quanto, non avendo le convenzioni oggetto di causa riguardo la proprietà degli stessi, nemmeno può ritenersi che le piante ivi esistenti appartengono al proprietario del suolo.

Tali pronunce non possono quindi essere invocate quale titolo a fondamento della reclamata proprietà del suolo ma attengono esclusivamente alla proprietà delle piante; ed infatti le sentenza in questione non furono intavolate, come riconosce lo stesso attore, in quanto oggetto della causa era la proprietà del bosco e non del suolo.

Del resto le stesse convenzioni intercorse nel settembre 1849, rispettivamente, tra l’Erario e il Comune di Siror e tra l’Erario e il Comune di Fiera, richiamate dalle sentenze citate, e, in particolare, quella del 22.9.1849 con la quale l’Erario cedette al Comune di Fiera i boschi Tognazza e Crel, concernevano, come espressamente chiarito nell’incipit e desumibile anche dall’esame dell’intero atto, le pretese del comune riguardo ai boschi e ai legnami di proprietà dello stato; in tali documenti si distingue infatti il termine “boschi” da quello “terreni boschivi” e ciò porta a ritenere che laddove viene utilizzato il termine bosco si intenda il soprassuolo e non la proprietà del terreno; ed infatti tali convenzioni furono alla base della causa intentata dal Comune di Siror per l’accertamento in suo favore della proprietà delle piante, causa conclusasi con la sentenza della Corte di Vienna del 1887 sopra citata.

In ogni caso poi tale atto non potrebbe valere quale titolo a sostegno della proprietà delle pp.ff. 2028 e 2031 in quanto richiama i boschi Tognazza e Crel entro i confini stabiliti in una mappa del 1842 non allegata e non rinvenibile agli atti.

Va anche evidenziato che i titoli invocati dall’attore e sopra esaminati non riguardano tutta l’estensione delle pp.ff 2028 e 2031 ma esclusivamente la zona boschiva, essendo pacifico che la zona della malga e i pascoli circostanti appartengano al convenuto, tanto che lo stesso attore nelle conclusioni precisate nella memoria ex art.  183 VI comma c.p.c. n. 1 ha ridotto la domanda alla “parte boscata” della p.f. 2028.

2.Domanda di usucapione.

La domanda deve essere respinta in quanto infondata.

Risulta infatti pacificamente dagli atti di causa che le particelle in questione rientrano tra quelle destinate ad uso civico; non essendo la circostanza contestata in questa sede e quindi rilevando solo come presupposto della decisione da trattare incidentalmente, la questione rientra nella giurisdizione del giudice ordinario (Cass. S.U. 3031/2002). Non poteva infatti soccorrere, in tal caso, la pronuncia della Cassazione sull’azione intentata dell’attore innanzi al Commissario agli Usi Civici essendo diversa la domanda fatta valere in tal sede (diritto di legnatico e, nell’interpretazione della Cassazione, proprietà del soprassuolo) rispetto a quella contenuta nell’atto di citazione in riassunzione (rivendica alla proprietà del suolo e usucapione della stessa).

Nel nostro ordinamento i beni di uso civico sono soggetti al regime dei beni demaniali e quindi inalienabili ed inusucapibili, in difetto di un titolo proveniente dall’autorità che ha potere di disporre, non valendo il prolungato possesso a togliere il carattere demaniale a beni riservati al godimento della generalità degli abitanti (Cass. 6231/92, 2692/60); per la stessa ragione, del resto, il Comune non può nemmeno alienare i beni soggetti ad uso civico, a pena di nullità del relativo contratto.

Né può sostenersi che il bene sarebbe usucapibile in quanto l’usucapione è un altro comune e non soggetto privato, poiché i beni soggetti ad uso civico costituiscono demanio comunale (in questo caso del Comune di Siror convenuto) e quindi non possono essere oggetto di appropriazione da parte di altri in difetto di provvedimento di sdemanializzazione, a seguito della cassazione dell’uso civico, da parte del Comune stesso, non rilevando, al riguardo, il soggetto che faccia valere l’usucapione.

Inoltre deve anche rilevarsi che l’attore ha adottato come unica manifestazione del possesso asseritamente esercitato sulle aree boschive in questione esclusivamente il taglio della legna, articolando solo su tale aspetto le prove orali, mentre tale circostanza non è di per sé sola atta a far ritenere sussistente un possesso esclusivo e idoneo all’usucapione delle aree oggetto della domanda.

3.Domande di rivendica e di usucapione del soprassuolo.

Tali domande sono inammissibili in quanto tardive.

Mente, infatti, con l’atto di citazione sono state introdotte esclusivamente le domande di rivendica della proprietà della pp.ff. 2028 e 2031 e di usucapione della stesse, le domande di rivendica e usucapione del soprassuolo sono state proposte per la prima volta con la memoria ex art. 183 VI comma c.p.c..

L’attuale formulazione della norma, infatti, prevede la possibilità di introdurre, con la prima memoria, precisazioni e modifiche delle domande già proposte: la distinzione che va operata la riguardo è quindi quella tra modificazione della domanda (emendatio libelli), consentita, e domanda radicalmente differente (mutatio libelli), non consentita.

Nel caso di specie le domande contenute nella memoria ex art. 183 VI comma devono essere qualificate come domande nuove in quanto, rispetto a quelle dell’atto di citazione, differiscono in tutti gli elementi identificativi, ovvero petitium e causa pretendi: diverso è, infatti, il diritto oggetto della domanda (proprietà del soprassuolo in un caso, proprietà del suolo nell’altro), mentre i titoli a sostegno delle stesse sarebbero in entrambi i casi le convenzioni e la sentenza della Corte di Vienna, ma in un caso verrebbero portati a sostegno della dedotta proprietà del suolo, nell’altro della proprietà del soprassuolo.

Né può sostenersi che la domanda non sia nuova ma solo modificata perché la proprietà del soprassuolo sarebbe contenuta, come un minus, in quella del suolo. La  proprietà del soprassuolo non è infatti una delimitazione esclusivamente spaziale del diritto di proprietà su un fondo ma è un diritto reale superficiario, come desumibile da una serie di dati: in primo luogo la norma dell’art. 956 c.c., introduttiva del divieto di proprietà separate dalle piantagioni rispetto alla proprietà del suolo, collocata proprio nell’ambito del diritto di superficie; inoltre l’analisi del contenuto del diritto di proprietà sul suolo, tenuto conto che il suolo è una mera espressione geometrica come linea, non avendo esso uno spessore e una entità corporea, e risultando fisicamente ed economicamente impossibile concepirlo in modo avulso  dal sottosuolo e dal soprassuolo (anche un filo d’erba si inserisce al disotto della sua superficie e si innalza sulla stessa); infine l’indagine storica sui diritti sulle piantagioni, che negli stati preunitari, quale la zona del Trentino nel periodo in cui apparteneva all’Austria, prevedevano il diritto di macchiatico coma diritto reale superficiario relativo agli alberi vegetanti sul soprassuolo altrui, o una particolare forma di servitù ad platandum. In questo quadro il legislatore del 1942 intervenne per prevedere, nel caso di suolo non destinato all’edificazione, il divieto di costruire diritti reali relativi alle piantagioni e il conseguente formarsi di proprietà separate dalla proprietà del suolo.

Conseguentemente affermare che la domanda di accertamento della proprietà del soprassuolo è compresa in quella relativa alla proprietà del suolo sarebbe come sostenere che la domanda avente ad oggetto la superficie è compresa in quella riguardante la proprietà: si tratta di una diversa pretesa, fondata su un diverso diritto previsto dall’ordinamento, la cui introduzione in corso di causa è suscettibile di ledere il diritto di difesa e il principio del contraddittorio, non avendo altrimenti il convenuto possibilità di difendersi sulla domanda nuovamente introdotta.

Inoltre le domande in esame sono state introdotte non alla prima udienza ma solo nella memoria successiva e, quindi, sono tardive anche con riferimento al termine posto alla reconventio reconventionis dell’attore, che deve aver luogo entro la prima udienza (così come nel sistema previgente doveva essere proposta nell’udienza ex art. 183 c.p.c. e non nelle successive memorie autorizzate ai sensi del V comma della norma); pertanto non rileva la loro eventuale qualificazione come riconvenzionale attorea.

4.Domande riconvenzionali

La prima domanda riconvenzionale è stata proposta dal convenuto per il caso in cui fosse riconosciuta l’usucapione in favore dell’attore ed è pertanto assorbita dalle precedenti pronunce.

Quanto alla domanda di risarcimento e in subordine di indebito arricchimento per il valore delle piante tagliate dal Comune di Fiera di Primiero, va premesso innanzitutto che tale domanda non può considerarsi inammissibile in quanto nuova: infatti l’attore ha eccepito la diversità della stessa rispetto alle conclusioni fatte valere innanzi al Commissario agli Usi Civici, me è lo stesso Comune attore che ha, sulla base della pronuncia della Cassazione sul regolamento di giurisdizione, fatto valere con l’atto di citazione in riassunzione una domanda diversa (accertamento della proprietà e non più diritto di legnatico); di conseguenza, non sussistono dubbi sul fatto che il convenuto a fronte di tale domanda poteva proporre le relative riconvenzionali che prima non aveva introdotto.

Nel merito, tuttavia, il Comune convenuto non ha offerto alcuna prova circa l’entità del taglio, da parte dell’attore, di legna delle aree boschive sulle fonderie in questione, di talché anche la consulenza tecnica sarebbe risultata esplorativa.

La domanda va quindi respinta, sotto entrambi i profili.

La causa deve invece essere rimessa sul ruolo con separata ordinanza per istruire la domanda di apposizione dei termini mediante consulenza tecnica d’ufficio.

La decisione sulle spese va rimessa alla sentenza definitiva.

P.Q.M.

IL Tribunale di Tento, sezione distaccata di Borgo Valsugana così provvede:

-      rigetta le domande attoree di accertamento della proprietà e di usucapione della p.f.2031 e della parte boscata della p.f. 2028 in PT 60C.C. Siror;

-      dichiara inammissibili le domande attoree di accertamento della proprietà del soprassuolo boscato e di usucapione del soprassuolo boscato della p.f. 2031 e della p.f. 2028 in PT 60 C.C. Siror;

-      rigetta le domande riconvenzionali di risarcimento dai danni e ingiustificato arricchimento;

-      dispone la rimessione della causa sul ruolo come da separata ordinanza;

-      spese rimesse alla sentenza definitiva.

Borgo Valsugana, 26 giugno 2008

Il Giudice

Dott.ssa Francesca Petrucciani



Lascia un commento

Devi esserti autenticato prima di inserire un commento.